Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo. Manifesto generazionale per non rinunciare al futuro
di Federico Rampini
Voi avete gli orologi: “Se torno per qualche giorno in Italia, mi sento subito ingombrante. A 56 anni ho l’età sbagliata? Governi, imprese, esperti descrivono i miei coetanei come un “costo”. Guadagniamo troppo, godiamo di tutele anacronistiche, e quando andremo in pensione faremo sballare gli equilibri della previdenza. Per i trentenni e i ventenni, invece, siamo “il tappo”. Ci aggrappiamo ai nostri posti, non li facciamo entrare. Non importa se ci sentiamo ancora in forma, siamo già “gerontocrazia”.
La generazione dei “Baby boomer” cioè i nati nel periodo 1945 – 1965 è forse la più numerosa perché il boom economico di quegli anni ha prodotto un ottimistico incremento delle nascite.
Cresciuti in tempo di ricostruzione, quando c’era tutto da fare e da inventare, quelli che oggi vengono chiamati “pantere grigie” sono stati protagonisti per tutta la seconda metà del Novecento di tutti i cambiamenti lavorativi, culturali e sociali di quel periodo che non a caso è stato il più denso di evoluzioni e rivoluzioni che la storia ricordi.
Dal ’68 alla caduta del muro di Berlino, dall’era post-industriale alla globalizzazione passando per il divorzio e lo Statuto dei Lavoratori, dalla musica ai diritti umani, hanno ideato o abbracciato i grandi stravolgimenti che hanno interessato la politica e la famiglia, la libertà sessuale e la religione.
Hanno subito la strategia della tensione e gli anni di piombo, hanno visto sparare al Papa e si sono mobilitati contro mafie e baronie, hanno inventato “ i giovani” come entità politica e hanno predicato il confronto.
Hanno innovato e regolamentato il mondo del lavoro, si sono impegnati nella ricerca e nell’innovazione tecnologica anche se oggi sembrano superati nel confronto con i nativi digitali.
Voi avete gli orologi
E di tutto questo l’Italia sembra non sapere che farsene.
Non ha pensato a nessun modo per mettere a frutto tutta questa esperienza sicuramente non replicabile.
In California nasce il Centro per la Longevita`, per studiare come valorizzare al meglio la “materia grigia delle pantere grigie”.
Intanto in Germania il ministro del Lavoro incentiva il reinserimento dei cinquantenni per formare i giovani sui posti di lavoro.
In Italia l’unica preoccupazione sembra essere l’esborso pensionistico per tutte queste persone, nessuno prova a trovare soluzioni e tutto questo patrimonio si riduce tristemente a un banale problema economico.
Ma forse proprio a causa di un passato così intenso questa generazione sembra non voler invecchiare.
Per questo si sente ancora una risorsa in grado di intervenire, di dare una mano a fermare il declino.
Sente di avere ancora un futuro.
“E’ nostra – dice Rampini – la seconda età adulta che diventerà un nuovo capitolo della vita di ciascuno. Da spendere sui luoghi di lavoro o nel volontariato, in famiglia o nell’impegno civile: con la possibilità di trasmettere un bagaglio di esperienze. E di contribuire cosi` ad aprire opportunita` per i giovani”.
Federico Rampini
Scrittore e giornalista italiano, ha iniziato la sua attività giornalistica nel 1977 a “Città futura”, settimanale della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), dal 1979 al 1982 scrive per “Rinascita”. In seguito ha scritto per circa quattro anni per l’Espresso, è stato prima vicedirettore de «Il Sole 24 Ore» poi capo della redazione milanese ed in seguito inviato del quotidiano «La Repubblica» a Parigi, Bruxelles e San Francisco. Ha lasciato poi gli Stati Uniti per aprire l’ufficio di corrispondenza di Pechino. Ha insegnato alle Università di Berkeley, Shanghai e al Master della Bocconi. Nel 2005 ha vinto il Premio Luigi Barzini per il giornalismo, nel 2006 il Premio Saint Vincent, tra gli altri Premi…
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